Segreteria degli Amministratori Delegati M. Facconi e R. Mattioli

1925-1972

Si tratta di un inventario analitico, nel quale i documenti sono descritti fino al livello dei singoli pezzi.
Nell’Introduzione si possono leggere i profili biografici e professionali degli Amministratori Delegati del periodo 1933-1955 (Mattioli, Facconi, Alberto d’Agostino e Antonio Rossi) e di quei dirigenti – perlopiù giovani, o giovanissimi, come Giovanni Malagodi – che realizzarono con successo nei primi anni Trenta la conversione della Comit da banca mista a banca di credito ordinario.
Questi i punti salienti del processo di ristrutturazione: abbandono degli affari finanziari, stretta sorveglianza della tesoreria e dei sintomi congiunturali, autonomia delle filiali (rese “indipendenti come affari e dipendenti come contabilità, ma con bilancio perdite e profitti autonomo”), sviluppo del lavoro bancario ordinario in direzione della piccola e media impresa, studio delle “economie locali” e studio delle aperture di credito (con la creazione del mod. 253), rinvigorimento del placing power come servizio di collocamento dei titoli sganciato da una troppo stretta cointeressenza nella sorte delle imprese, selezione e snellimento del middle management (con l’abolizione dei “gradi intermedi”), tenace addestramento del personale mediante la formazione “invisibile” (con rotazione tra filiali e Direzione Centrale) e – tratto di grande modernità e efficacia – istituzione di routines amministrative per addestrare il personale ai nuovi compiti e per creare una cultura aziendale ampiamente condivisa.
I documenti testimoniano infine lo strenuo mantenimento delle relazioni politiche e d’affari con l’estero, per mitigare gli effetti del controllo delle valute, della politica autarchica e della guerra.
Si apre agli studiosi l’opportunità di poter leggere pagine inedite di Raffaele Mattioli, eminente banchiere e “uno dei più raffinati scrittori fuori della letteratura”, secondo la definizione che ne dette Gianfranco Contini.