Palazzo Turinetti

Palazzo Turinetti
Sede di Intesa Sanpaolo

Piazza San Carlo 156, Torino

Elegante, lineare e sobrio all’esterno; ricco di stucchi, decori, arredi pregiati all’interno. È questo il “duplice volto” del palazzo che dal 1963 ospita la Direzione del Sanpaolo e oggi la sede sociale di Intesa Sanpaolo.

La parte storica di quest’edificio molto ampio, a forma di quadrilatero, si affaccia sulla centrale piazza San Carlo, “il salotto di Torino”. Dalle finestre lo sguardo è richiamato dal monumento posto al centro della piazza, il cosiddetto “Caval’d brôns”. È la statua equestre del Duca Emanuele Filiberto, collocata lì nel 1838. Ricorda la fine dell’occupazione francese di Torino grazie alla vittoria di San Quintino ed il decollo della città quale capitale del Ducato. Siamo nel 1563. Nello stesso anno sette cittadini torinesi fondano la Compagnia di San Paolo con scopi di soccorso dei poveri e di beneficenza. Da questo nucleo storico ha origine la Banca. Curiosamente, banca e finanza si intrecciano fin dall’origine con la storia del palazzo, fatto costruire dal Marchese Giorgio Turinetti di Priero, banchiere di corte e presidente delle finanze del Ducato di Savoia.

All’inizio del XVII secolo, Torino è oggetto di radicali trasformazioni architettoniche per rendere la capitale dello Stato Sabaudo una città del rango delle altre corti europee. Promotrice di questo ambizioso progetto è Cristina di Francia, che la storia ricorda come “Madama Reale”.

Il suo modello è il paese di origine, lo stile dominante il Barocco, l’architetto di riferimento Carlo di Castellamonte. In questo contesto, al posto di alcune fortificazioni militari presenti nell’area, sorge piazza Reale, oggi San Carlo, circondata dai palazzi dell’aristocrazia e dalle chiese gemelle di San Carlo e Santa Cristina. I successivi abbellimenti, in accordo con il diffondersi di nuovi stili e gusti, lasciano comunque sostanzialmente immutato il simmetrico disegno originario.

Nel 1949 il Sanpaolo acquista Palazzo Turinetti. Le parti danneggiate dai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale vengono ricostruite e i decori ripristinati, utilizzando anche elementi ed arredi provenienti da edifici in disuso dello stesso periodo. Il cortile interno è un ottimo punto di osservazione per cogliere il risultato di tale integrazione tra parti antiche e moderne, realizzata sotto la guida degli architetti Arturo Midana e Mario Dezzuti.

 

Lo scalone d’onore

L’accesso alle sale di rappresentanza avviene attraverso lo scalone d’onore, opera dell’architetto Giovanni Battista Borra (1712-1786). È dominato dalla statua della Fortezza in abiti guerrieri recante il monogramma di Vittorio Amedeo II, il sovrano che nel 1713 trasformò il Ducato di Savoia in regno.

Alla sommità dello scalone si apre un ampio loggiato e da qui si succedono le varie sale. Oltre ad offrire un’adeguata collocazione ad una parte delle collezioni d’arte di Intesa Sanpaolo, sono tutte utilizzate per l’attività direzionale della Banca.

L’ingresso

L’ampio ingresso, detto anche Sala delle Boiseries, è interamente rivestito da pannelli settecenteschi in rovere provenienti da un castello della Provenza, ed è arricchito da dipinti con paesaggi classicheggianti dell’olandese Isaac de Moucheron (1667-1744) e da quattro rare appliques a ventola di fattura piemontese in rame sbalzato e argentato della prima metà del Settecento. Qui è collocato uno degli arredi più preziosi del palazzo: la console che l’ebanista piemontese Pietro Piffetti eseguì nel 1745 in duplice copia per i principi di Carignano. Il piano della console, intarsiato in avorio, è arricchito da un trompe l’oeil raffigurante un foglio di musica con un’aria della Bella Molinara di Paisiello intitolata Nel cor più non mi sento brillar la gioventù - Adagio: probabilmente un’aggiunta ottocentesca, così come le decorazioni in bronzo dorato. Tra le stanze che si affacciano direttamente sull’ingresso, la Sala dell’Arazzo è così chiamata per il grande arazzo raffigurante la Storia di Psiche,
prodotto dalla manifattura del Louvre intorno al 1650 su antichi modelli fiamminghi.

Sale della Presidenza

L’attuale ufficio di Presidenza ed i salotti annessi si affacciano lungo un corridoio che costeggia lo scalone d’onore. L’affresco staccato collocato a parete porta il titolo La Madonna del Latte e rappresenta un esempio di arte tosco-umbra della fine del XV secolo. Sulla parete opposta l’olio su tavola Compianto su Cristo morto è opera di Gerolamo Giovenone (1486-1555).

L’ufficio di Presidenza occupa la cosiddetta Sala degli Specchi, così chiamata per il rivestimento attribuito alla scuola di Benedetto Alfieri. Tra gli arredi una scrivania di rappresentanza del XVIII secolo, lastronata a spina e con fini ornamenti in bronzo cesellalo e dorato.

Esposta su cavalletto la tela Madonna col Bambino e san Giovannino del XVI secolo, opera di Andrea del Brescianino. La Sala del Rapous prende invece il nome dal pittore Michele Antonio Rapous, attivo nel XVIII secolo, alla cui bottega si devono le tre sovrapporte e il quadro Natura morta di fiori e frutta. Il soffitto della sala proviene dal palazzo Rasini di Mortigliengo.

Sala del Comitato Esecutivo

La sala, dai soffitti interamente affrescati e i lampadari in cristallo di rocca, è anche chiamata Sala del Bronzo Romano. Per lungo tempo è stata infatti collocata qui una testa in bronzo, forse di Druso Minore, del I secolo d.C., oggi custodita in altri ambienti della Banca. Il reperto fu ritrovato nel 1899 durante i lavori di rifacimento del palazzo di via Monte di Pietà, sede storica dell’Istituto.
Tra gli arredi della sala due consoles barocche in legno scolpito, laccato e dorato.

Sala del Consiglio di Amministrazione

La sala è dominata da un grande arazzo di Gobelins del XVII secolo raffigurante l’ingresso trionfale di Alessandro Magno a Babilonia. Di qui la denominazione di Sala del Trionfo di Alessandro. Tra i dipinti esposti: il Mercato romano del paesaggista fiammingo Peeter van Bredael (Anversa 1629-1719) e un San Paolo di pregevole fattura (autore sconosciuto). Il pavimento della balconata antistante - realizzato con la ristrutturazione post-bellica - riproduce l’intarsio concepito dal Piffetti per il Palazzo Reale di Torino.

Le altre Sale

Già nei secoli scorsi le sale di Palazzo Turinetti erano note per la ricchezza dei mobili, delle argenterie, dei decori e per la dovizia di dipinti, porcellane e statue. Al punto che alcuni documenti del 1739 lo definiscono “scintillante come una reggia”.

Il Salotto della Nonna è un esempio di ambiente settecentesco, perfettamente conservato negli stucchi, nella boiserie e negli specchi. La nobildonna ritratta è la Baronessa Mazzonis di Pralafera, alla quale in origine appartenevano gli arredi poi acquisiti dal Sanpaolo e collocati qui con la ristrutturazione. La Sala Rossa conserva il soffitto a cassettoni dipinti originario del ‘600.

Sulla parete di fondo campeggia il ritratto di Vittorio Amedeo III. Nella Sala dei Ritratti sono esposti i ritratti dei presidenti del Sanpaolo, tra i quali Giovanni Giolitti: lo statista piemontese, infatti, guidò la Banca nel 1879.

Nel Vestibolo del Budda la statua in legno della divinità è un esempio di arte cinese del XVIII secolo.

Pubblicazioni

Arabella Cifani e Franco Monetti (a cura di), Il Palazzo dell'Istituto Bancario San Paolo di Torino e le sue collezioni d'arte, Torino 1997

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