Palazzo Piacentini

Palazzo Piacentini
Sede del Banco di Napoli

Via Toledo 177, Napoli

La vicenda della sede della Direzione Centrale del Banco di Napoli, affacciata su via Toledo, risulta innanzitutto inestricabilmente legata a quella complessiva dell’Istituto, di origini cinquecentesche ma, almeno dai primissimi anni del XIX secolo, elevato da Ferdinando IV alle funzioni di Banco di Corte, e dunque con una specialissima distinzione rispetto a tutte le altre banche della città. Fatto che ne avrebbe preservato e garantito, anche successivamente, identità e radicamento, pur attraverso congiunture storiche a dir poco convulse (dal dominio borbonico alla breve stagione di Gioacchino Murat, al ritorno della precedente dinastia, all’Unità d’Italia, quando l’Istituto assume definitivamente il nome di Banco di Napoli, alle trasformazioni e fusioni susseguenti).

La nascita dell’istituzione, sorta dall’attivazione in città di un Monte di Pietà, si data con buona plausibilità al 1539. Dalla prima metà del Cinquecento l’antica e originaria sede della banca trovava posto nel grande isolato di San Giacomo delimitato da piazza Municipio e dalle vie San Giacomo, Imbriani e Toledo. In questa vasta area, cruciale dalla prima età moderna per l’intera storia urbana di Napoli, erano ubicati, tra molte abitazioni civili, anche la chiesa dedicata al Santo (dove non casualmente trovava sepoltura, dietro l’altare maggiore, il viceré Pietro de Toledo), il Monastero della Concezione, l’ospedale e finalmente il Banco di San Giacomo, remota intitolazione dell’Istituto.
Il complesso avrebbe conosciuto un primo radicale intervento di riassetto nel 1819 per opera dell’architetto Stefano Gasse, quando veniva destinato a ospitare, in gran parte, i ministeri dello Stato borbonico. In quella congiuntura esso mostrava su via Toledo, decisiva arteria tra il centro storico e l’insediamento dei Quartieri Spagnoli, una facciata del tutto analoga a quella che ancora oggi si può osservare in Piazza Municipio; era inoltre attraversato da una galleria in ferro e vetro, una delle prime costruite in Europa, comunque in largo anticipo su quella, poco distante, intitolata a Umberto I.

Il presente assetto scaturisce dall’esigenza di dotare il Banco di Napoli di una sede prestigiosa e modernamente declinata, in occasione della ricorrenza dei quattro secoli dalla sua fondazione e dunque alla fine del quarto decennio del secolo scorso. Il nuovo edificio si limitava a occupare in effetti solo una pur consistente porzione dell’area impegnata dal precedente architettonico di Gasse, ossia quasi la metà dell’isolato, e cioè quella che privilegiava l’asse viario di via Toledo: fu costruito, tra il 1936 e il 1939, da Marcello Piacentini, il più affermato architetto italiano di quel periodo, e inaugurato il 9 maggio del 1940, alla presenza di Vittorio Emanuele III, nel pieno delle celebrazioni del IV centenario della nascita dell’Istituto di credito.

L’architetto Piacentini impostò il progetto su un lieve ma percepibile arretramento della fabbrica rispetto al filo degli edifici attigui (tra cui spicca la mole imponente di palazzo Zevallos Stigliano, oggi sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli), in maniera da esaltarne l’aspetto monumentale. Il prospetto principale, con la porzione centrale leggermente aggettante, si impone per la nitidezza del segno delle aperture, ottenute con tagli netti praticati nella superficie dei rivestimenti marmorei e la cui profondità da luogo a chiaroscuri che garantiscono movimento all’intero corpo di fabbrica, nonché per quella degli ingressi, ovvero delle scabre colonne addossate al centro della facciata, in cui è vivo il ricordo della pittura metafisica di inizio secolo. Esternamente, le adozioni rinviano al più tipico classicismo romano e rinascimentale rivisitato in chiave moderna.

L’arretramento della facciata in qualche modo anticipava una più radicale proposta urbanistica, in linea con i criteri piacentiniani di diradamento dei centri storici, che determinarono esiti spesso traumatici per le precedenti stratificazioni. Nel  1940 l’architetto di origine polacca Davide Pacanowsky, giunto a Napoli su diretto incarico di Piacentini per controllare la realizzazione della sede del Banco, esibiva la proposta, che non ebbe fortunatamente seguito, di una grande piazza rettangolare antistante il complesso di via Toledo, da ottenere con la parziale demolizione dell’area dei Quartieri Spagnoli. La piazza, oltre a dare risalto al palazzo del Banco, doveva costituire così un nuovo spazio di aggregazione in cui avrebbero trovato posto grandi isolati, con porticati destinati al piano terra al commercio, in quelli superiori a uffici e abitazioni. Di tutt’altra intenzionalità è invece il sistema di vasche d’acqua e di fioriere nella parte basamentale dell’edificio realizzato nel 1986, su progetto dell’architetto Nicola Pagliara, con lo scopo di raccordare la costruzione con la strada.

Interni

Cinque portali, dopo una comoda gradinata, immettono nel grande atrio centrale, scandito da quattro colonne di granito rosso che raggiungono i 9 metri di altezza al cui centro è sistemata una vetrata artistica: dal pavimento alle pareti si alternano marmo verde di Issogne (Val d’Aosta) e della Valle Strona (Piemonte). L’interno è incentrato intorno al grande salone a tripla altezza, chiuso da un lucernario che dà luce all’intero ambiente, di ben mille metri quadrati di superficie, al cui centro spiccano ancora oggi due tavoli, ricavati ciascuno da un unico blocco di marmo. All’epoca della sua realizzazione era considerato il più grande tra quelli esistenti negli istituti bancari di tutto il mondo e consentiva l’allineamento di ben quaranta sportelli per le operazioni.

Alle pareti, sobrie decorazioni mascheravano modernissimi servizi di posta pneumatica, pannelli radianti, impianti per il condizionamento dell’aria: una dote di strumenti che facevano risultare l’edificio, per l’epoca, come un complesso di tanta mirabile modernità da trovare ben pochi termini di confronto nelle  altre città d’Europa.

Basti pensare, per fornire un unico esempio, che esso era dotato di un impianto di posta pneumatica interamente automatico, che comprendeva 49 stazioni, più altre 16 di riserva, consentendo alla posta di raggiungere una velocità di smistamento di 1200 bossoli all’ora.

Da qui, sulla sinistra, prende avvio lo scalone d’onore che conduce alla Direzione Centrale, mentre un ulteriore e imponente scalone in marmo verde, con pareti chiare, porta al secondo piano. Devono essere sottolineati, per il loro rilievo, i pregevoli vetri istoriati eseguiti dall’artista napoletano Luigi Parisio che all’epoca aveva già conseguito all’estero notevoli affermazioni. Al termine dello scalone si apre la zona di rappresentanza. Quattro colonne marmoree di granito rosso sorreggono l’atrio antistante la sala delle assemblee, dove sono tuttora sistemati due tavoli di manifattura napoletana del XVII secolo con il piano in marmo e scagliola, sopra i quali trovano posto alcuni dipinti della seconda metà del XVIII secolo raffiguranti Maria Carolina, regina di Napoli, e Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, cui si deve, come accennato, una svolta decisiva  nella secolare vicenda del Banco. Tra le numerose opere d’arte conservate nell’immobile spiccano ancora un arazzo raffigurante Diana Cacciatrice, opera di John Vanderbank, alcuni pregevoli dipinti e acquerelli ottocenteschi, e soprattutto una vasta tela di Luca Giordano che costituisce un punto fermo nella prima maturità dell’artista.

L’opera, un Ratto di Elena databile all’immediato inizio del settimo decennio del XVII secolo, merita attenzione sia per il contenuto iconografico, teso a rimarcare l’infondatezza di ogni possibile accusa rivolta al personaggio, che cerca infatti di divincolarsi dalla decisa presa di Paride, sia per le scelte espressive, che si coagulano nei forti accenti chiaroscurali e nella ricchezza del dispiegato impianto cromatico. Tale vivacità coloristica, di matrice veneta pur filtrata dal magistero di Mattia Preti, è solo intuibile nei toni quasi monocromi prescelti nella circostanza dal pittore, ma già anticipa il definitivo approdo di Luca a un’esperienza di più convinto e sicuro tonalismo.

Palazzo Piacentini
Sede del Banco di Napoli

Via Toledo 177, Napoli

Per informazioni e visite rivolgersi a
BENI ARCHEOLOGICI E STORICO-ARTISTICI
Contra' Santa Corona, 23
36100 Vicenza
Tel: 800.20.17.82 (attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00)
Telefax: +39 (0)444 991 220
E-mail: beniculturali@intesasanpaolo.com

Via Toledo 177
Napoli