Palazzo Menz

Palazzo Menz
Sede della Banca di Trento e Bolzano

Via della Mostra 2, Bolzano

La storia di palazzo Menz si lega alle più antiche vicende della città di Bolzano, tradizionalmente collegate a ragioni di viaggio e di commercio. L’isolato in cui sorge l’edificio fu interessato dal processo di ampliamento urbano duecentesco legato tra l’altro alla costruzione della nuova sede vescovile. Già dalla fine del Trecento, sul sito esistevano alcuni edifici; acquistati nel 1666 dai Wettin-Rafenstein, essi vennero abbattuti e sostituiti da un nuovo prestigioso palazzo. Attribuita a Pietro e Giacomo Delai e realizzata entro il 1682, la residenza assunse le dimensioni e l'articolazione attuali, con la realizzazione del grande salone a doppia altezza e con la definizione, salvo parziali successive modifiche, di altezza, distribuzione delle finestre (eccettuato forse il quarto ordine) e, probabilmente, presenza degli erker della facciata principale su via della Mostra.

Ceduto nel 1753 a Georg Paul Menz – appartenente ad una ricca famiglia di mercanti di tessuti - l’edificio fu rinnovato dal 1771, in occasione probabilmente delle nozze del proprietario con Elisabeth Clara Amorth. La struttura architettonica rimase sostanzialmente invariata, mentre ne fu mutata radicalmente la decorazione pittorica, per la quale fu convocato, al culmine della sua carriere artistica, Carlo Henrici, autore dei dipinti del salone e dell’ideazione della attigua sala cinese.

Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1883 il palazzo fu acquistato dal commerciante Franz Perger che affidò a Johann Bittner la riconfigurazione della facciata su via della Mostra: la linea del tetto venne leggermente innalzata ed il profondo sporto di gronda ligneo fu sostituito da una struttura ridimensionata, ricoperta in pietra e decorata da antefisse femminili di gusto eclettico, con un risultato vicino allo stile storicistico diffuso dagli architetti della Neustadt. Nel 1914 Luis Oberrauch, subentrato dal 1907 nella proprietà, incaricò i fratelli Ludwig di Monaco della trasformazione in cinema-teatro del piano terra. Nel 1921-22, Lino Madile eseguì nuove trasformazioni interne che implicarono la distruzione dell’antico scalone d’onore e l’innalzamento di tramezzi e soppalchi nel salone dipinto da Henrici. Ulteriori danni, seppur limitati, furono causati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale con il danneggiamento di una parte della volta del salone contenente uno dei quattro medaglioni.

Nel 1952 il blocco su via della Mostra fu acquistato dalla Banca Commerciale Italiana che nel 1971-72 ne commissionò un primo generale restauro, volto soprattutto alla valorizzazione delle valenze storico-artistiche dell’edificio, pur coniugate con le nuove funzioni operative di sportello bancario. Il cospicuo lavoro di restauro dei dipinti e degli stucchi venne eseguito rispettivamente da Giovanni Peskoller e da Eugenio Talenti. Tra 1996 e 1999, un rinnovato intervento sulle decorazioni ad opera di Adriano Salvoni ha restituito al fascino antico ed al pubblico godimento questo tesoro d’arte privato, oggi appartenente alla Banca di Trento e Bolzano, gruppo Intesa Sanpaolo.

Interni

Le scelte iconografiche della nuova decorazione ideata da Carlo Henrici attorno al 1771, che ancora oggi impreziosisce gli interni di questo edificio, sono strettamente legate alla storia della famiglia Menz, animatrice di feste ed eventi teatrali e protagonista della villeggiatura signorile, ingredienti caratteristici della scena aristocratica del tempo.

Nel Salone principale è rappresentata un’animata festa in maschera ambientata in un immenso giardino, in cui l’immagine della gaia folla mascherata fissa le occasioni più volte ripetute nella realtà della vita cittadina o negli ozi delle ville. La composizione è governata da una strategia illusoria che tende ad annullare con effetti trompe l’oeil le delimitazioni spaziali reali. Dispiegato sui lati della sala, il vasto parco sembra realmente accessibile dai quattro gradini che invitano il visitatore a entrare nello spazio simulato; sulla gradinata, al limite tra realtà e illusione, alcune figure in dimensioni reali aumentano l'inganno all'occhio dello spettatore ed il soffitto della sala sembra infine sorretto solo dalle colonne e dai pilastri che, avvolti da ghirlande vegetali, fiancheggiano le porte sovrastate da vasi figurati, tipici dell’arredo giardinistico italiano sei e settecentesco.
Sulla parete orientale, alcuni allegri bevitori a sinistra e un’orchestrina a destra lasciano spazio a un personaggio vestito da turco che si avvicina a una dama mascherata. La vista del parco è dominata da una fontana con la statua di Nettuno e cavalli marini.

Sulla parete opposta il camino centrale, sormontato da un monocromo con Bacco e Sileni, divide la scena in due quadri. A sinistra, un suonatore di mandolino allieta un gruppo di festanti; nel parco alle sue spalle passeggiano coppie di innamorati. A destra i convitati assistono ai motteggi di un nano con un Capitan Fracassa. Nel parco retrostante figurette vivaci si muovono fra un’erma in forma di Sileno e una statua di divinità fluviale.

Sulla volta della sala, al centro è rappresentato il Trionfo dell’Amore; Venere e Cupido, incoronati dalla Fama, sono circondati da dèi dell’Olimpo, Giove e Giunone, Saturno, Plutone e Mercurio – protettore dei mercanti -, Vulcano, Marte e Minerva, cui si aggiunge Ercole. Nei quattro medaglioni laterali, Eolo, Nettuno e Anfitrite, Cerere e Bacco, Minerva e Plutone simboleggiano i quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco.

Attigua al Salone, la più piccola Sala Cinese prende il nome dalla decorazione che ne ricopre le pareti, vicina alla pittura di Henrici, sebbene realizzata da una mano diversa. Il soffitto piano è interamente ornato da stucchi, analoghi a quelli presenti nel salone. Omaggio di un grande mercante di tessuti alla terra della seta, sulle pareti, al di là di una balaustrata dipinta, si estendono senza interruzione paesaggi orientaleggianti, con sfondi di città di mare, schermati da una vegetazione lussureggiante e fantastica e stagliati su cieli al tramonto at

Pubblicazioni

Lia Camerlengo, Palazzo Menz, Vicenza 2002

Lia Camerlengo, Palais Menz, Vicenza 2002

Nicola Rasmo, Palazzo Menz. Sede a Bolzano della Banca Commerciale Italiana, Bolzano 1992

Nicola Rasmo, Das Palais Menz. Sitz in Bozen der Banca Commerciale Italiana, Bolzano 1992

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Via della Mostra 2, Bolzano

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Via Mostra, 2
39100 Bolzano