Palazzo Giordano Apostoli

Palazzo Giordano Apostoli
Sede di Intesa Sanpaolo, già Banca di Credito Sardo

Piazza d'Italia 19, Sassari

Voluto dal barone Giuseppe Giordano Apostoli, esponente politico sardo di primo piano tra fine Ottocento e primo Novecento, fondatore del quotidiano "La Sardegna", l’edificio si affaccia sul lato meridionale di piazza d’Italia, fronteggiando la mole del Palazzo della Provincia.

I lavori, iniziati nel 1877, furono affidati all’ingegner Pasquali cui succedette, per l’improvvisa morte del progettista, l’architetto Fasoli. Ergendosi su fondazioni profonde, scavate sino a superare lo strato superficiale di calcare a raggiungere la roccia sottostante, il palazzo dichiara la propria ispirazione rinascimentale – con il basamento in bugnato memore degli insegnamenti dei palazzi fiorentini ed il portale di accesso, rivisitazione di un arco trionfale classico a marcare l'asse centrale della facciata – riservando ai piani superiori chiare concessioni agli stilemi gotici, nella forma delle bifore, delle monofore, degli archetti ciechi chiamati a ritmare la cornice finale.

Il gusto per il revival ed il recupero degli insegnamenti più vari degli "stili" architettonici del passato domina gli interni. Talvolta più complessa, altre volte più semplificata, sempre di sicuro effetto la decorazione di palazzo Giordano si inserisce a pieno diritto nel filone delle ornamentazioni delle dimore di lusso, caratteristiche dell’Italia del Sud. E dal momento che in città le testimonianze di queste decorazioni destinate all’architettura civile sono pochissime, questo palazzo assume una significativa valenza a documentare un momento storico, gli ultimi decenni del XIX secolo, in cui i riferimenti culturali della città gravitavano tutti verso l’Italia meridionale.

Interni

Nell'atrio principale, ambiente a pianta rettangolare scandito da pilastri e colonnine, i capitelli sono decorati con foglie d'edera in stucco dipinto di memoria gotica, mentre le porte a vetri da cui si accede agli uffici – risalenti al momento in cui l'edificio divenne sede del Banco di Napoli (1921) - riportano un motivo decorativo di foggia moresca nel disegno della rete di lunette, formanti un esagono.

Nello scalone d’onore il grande affresco di Guglielmo Bilancioni, l’Incontro di Venere e Marte, campeggia sul soffitto con una Venere semisdraiata su di un cocchio che porge la mano sinistra a Marte, abbigliato da guerriero. Circondati da cumuli di nuvole e vivacissimi amorini, i due mitici protagonisti sono immersi in un’atmosfera incantata, assumendo atteggiamenti vicini all’estasi.

Gli ambienti del piano nobile mantengono tutto il fasto delle sale di rappresentanza in un susseguirsi di apparati decorativi differenziati di ambiente in ambiente, con stanze dominate da una semplice tinteggiatura o da finti tessuti parietali dipinti, oppure da grottesche e finti stucchi.

Il salone d'onore, o "sala gialla", risulta ispirato ad una rievocazione, ingentilita e garbata, del mondo cavalleresco: elmi in stucco nelle fasce sotto la cornice del soffitto, il veltro in corsa fra fiori di cardo e melograno che ricorre nella tappezzeria dipinta. L’affresco del soffitto, anch’esso firmato da Bilancioni, è ispirato ad un tema certo non nuovo nella tradizione pittorica italiana, Il levar del sole. Apollo-Sole, dal quale si propaga una fortissima luce, viene raffigurato nel momento della vestizione, alla quale attendono le Ore. A sinistra l’Aurora riflette in uno specchio i primi raggi, a destra un vecchio con spada e clessidra incarna il Tempo, in basso una dea con le ali guida i cavalli verso il cocchio, al cui timone c’è un giovane uomo. All’estrema destra dell’affresco il Giorno, che qui assume sembianze femminili, scaccia la Notte che, coprendosi il volto con il mantello, fugge circondata da sinistri pipistrelli.

In quella che fu la sala da pranzo, sotto una volta di stelle in finto vetro e ferro battuto, piccole porzioni di cielo e solitari passeri poggiano sui bordi delle frazioni metalliche. Nei quattro ovali delle bisettrici è rappresentato l’antico monogramma del Banco di Napoli, che nell’intento di fornire una connotazione più confacente alla nuova funzione del palazzo, ha con ogni probabilità sostituito le tradizionali nature morte tipiche di ambienti destinati alla consumazione del vitto.

“Quarto stile” pompeiano, con vaste superfici di solo colore, dominate dal celeberrimo rosso campito a tempera per una ulteriore saletta; i profili di Dante e Petrarca inseriti in medaglioni, affiancati da raffigurazioni allegoriche della Poesia, dell’Arte, della Matematica e della Musica per un tipico linguaggio decorativo da biblioteca; la delicatezza di simboli amorosi, fiori e frutti, fenicotteri e rondini, seducenti figure femminili, sedute su stravaganti architetture per la decorazione della camera da letto dei padroni di casa; la libertà espressiva con una certa propensione all’esotico per una piccola sala vicina alla studio: la lettura delle decorazioni dei soffitti, talvolta chiara, talvolta più ermetica, è gioco divertente nel tentativo di scoprire così la destinazione d’uso degli ambienti.

Molti gli elementi decorativi di questo palazzo che denotano ascendenze medievali, in pieno accordo con lo stile neogotico, e riferimenti all’esoterismo diffuso in Europa negli ultimi decenni dell’Ottocento. E’ lo scalone d’onore a presentare la massima concentrazione di figure simboliche: si guardi l’immagine con la lucertola trattenuta per la coda da una volpe, sistemata sul primo piccolo pilastro della seconda rampa di scale. Se la lucertola allude alla vita contemplativa, la volpe, persa qualsiasi connotazione satanica diventa, in ambiente orientale, la protettrice degli affari. Mettere insieme i due animali e la volpe in un ruolo vincente potrebbe sottintendere la vittoria della vita attiva su quella contemplativa. Il serpente che si mangia la coda, al quale fa da pendant un pesce tipo anguilla nella stessa posizione, rimandano all’eterno perpetuarsi della vita.
Le quattro aquile a tutto tondo che trattengono, fra le zampe con artigli, animali o elementi tratti dal mondo vegetale, possono dare luogo ad interpretazioni molto varie: se è quasi impossibile comprendere l’associazione aquila – scoiattolo, quella avvinghiata al serpente è la dualità cielo-terra o la lotta perenne fra vita e morte; l’aquila con un uccello privo di vita in una zampa e un ramo di edera nell’altra è l’intelletto dibattuto fra volubilità e tenacia. E se al grande predatore vengono affiancate una rana e un grappolo d’uva, siamo di fronte ad una sintesi di elementi della vita sulla terra: la luce, l’acqua, il prodotto della terra.

Palazzo Giordano Apostoli
Sede di Intesa Sanpaolo, già Banca di Credito Sardo

Piazza d'Italia 19, Sassari

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