Palazzo di Residenza a Bologna

Palazzo di Residenza a Bologna
Sede della Cassa di Risparmio in Bologna

Via Farini 22, Bologna

Era una domenica del 1837, dopo una mattinata di vuoto e silenzio il primo cliente arrivò, accolto con tutta la gentilezza del caso: nasceva così, in una fredda giornata festiva, la Cassa di Risparmio in Bologna. Prima c’erano state in città estenuanti discussioni, rotture di amicizie decennali, confronti e scontri aspri e accesi: alla fine prevalse l’idea rivoluzionaria di dare vita ad un istituto di credito che fosse al servizio della “povera gente”.

Per diverso tempo la Cassa esercitò la sua attività esclusivamente la domenica, l’unico giorno libero per quelle classi popolari di cui doveva diventare strumento di emancipazione e di miglioramento delle proprie condizioni di vita. Cento furono i soci fondatori, fra i più rappresentativi esponenti dell’aristocrazia e della vita economica, istituzionale e culturale della città. Un nome per tutti: il musicista Gioacchino Rossini. Tutto questo accadeva in alcuni locali del Palazzo del Podestà.

Dopo soli trent’anni di attività e un afflusso sempre crescente di clienti, ancora sotto la Direzione del marchese Carlo Bevilacqua Ariosti, la Cassa aveva raggiunto risultati tali da imporre la necessità di una residenza “degna di un sovrano”, come ebbero a sottolineare i contemporanei. Da questo momento le vicende della città, Bologna, e della “sua” Cassa risultarono fuse in un utile e fecondo intreccio.

Naufragati i tentativi di acquisizione di antichi edifici nel cuore della città e risultati deludenti i progetti per la nuova sede presentati al concorso indetto nel 1867, il marchese Bevilacqua affidò l’incarico della nuova costruzione a Giuseppe Mengoni, già famoso per la realizzazione della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.

Luogo prescelto, una vasta area all’angolo fra le vie Castiglione e Farini sulla quale sorgevano i resti di un vecchio teatro, distrutto agli inizi dell’Ottocento dalla furia di un incendio, e altri edifici di poco pregio, acquistati dalla Cassa fra il 1866 e il 1867.
La prima pietra venne posata il 18 luglio 1868. La costruzione del corpo di fabbrica comportò l’impiego di quattro milioni di laterizi, 1.000 metri cubi di calcestruzzo, 1.000 metri quadrati di granito e 1.500 di altri marmi, 230 tonnellate di ferro e ghisa e 8 di piombo. Il progettista Mengoni aveva infatti disegnato un edificio maestoso, con un imponente fronte che si eleva per 27 metri di altezza rispetto al suolo.
Nel febbraio 1877 la costruzione giunse in porto con un costo globale che sfiorava i due milioni di lire, una cifra astronomica per l’epoca.

Solo negli anni successivi si procedette a decorazioni, rifiniture e arredi. L’impresa più significativa riguardò il Salone delle Assemblee, che occupò un triennio e che segnò nel 1881 la fine dei lavori di ornamentazione del palazzo.
Altri interventi risalgono invece al 1937, in coincidenza con le fastose celebrazioni del centenario di fondazione della Cassa di Risparmio. In questa occasione si procedette alla riorganizzazione e sistemazione degli uffici, della galleria del primo piano, della sale della Presidenza e della Direzione,
dell’Aula del Consiglio e alla creazione della Biblioteca. Tutti lavori che, nel profondo rispetto del disegno originario dell’architetto Mengoni, hanno mantenuto una linea di continuità estetica fra vecchio e nuovo.
Un’altra importante fase di ristrutturazione si ebbe fra il 1955 e il 1956, con la copertura del cortile interno per ricavare un ampio spazio destinato a Salone per il pubblico.

Un’opera riuscita molto bene sia esteticamente sia funzionalmente: gli spazi al pianoterra sono ariosi, luminosi e semplici, mentre al piano nobile un cortile pensile si armonizza con la parte preesistente degli elementi architettonici ed esalta la maestosità dell’atrio e della galleria. Il restauro degli ultimi anni Ottanta ha invece interessato tutti gli esterni del palazzo, con la pulitura integrale dei marmi, la sostituzione di quelli deteriorati e altre opere di consolidamento.

Varietà di materiali costruttivi e ricchezza di motivi ornamentali: nel progettare la nuova Residenza della Cassa, Mengoni si occupò personalmente anche della scelta dei marmi, differenti per sfumature di colore e per venature, e della connotazione degli elementi in ferro (cancellate, inferriate, lampioni), destinati a dare un taglio moderno all’edificio.

Anche se il progetto originario prevedeva un esuberante apparato decorativo, che in realtà risulterà alquanto ridotto, gli esterni del Palazzo di Residenza sono un vero e proprio campionario di quanto di meglio si poteva reperire in quel tempo fra marmi e pietre. Impostati su di uno zoccolo in granito rosso non troppo alto, sino alla prima cornice marcapiano tutti i rivestimenti sono in Nembro di Verona e così anche i pilastri del portico e le “pilastrate d’angolo” che si allungano sino al cornicione, mentre si fece ricorso alla pietra di Brenno per i capitelli dei pilastri. La cornice marcapiano è percorsa in tutta la lunghezza da una classica decorazione “a cani correnti”. Il primo piano, sul quale si affacciano sedici grandi finestre, alterna grandi lastre di marmo Pomato d’Assisi, con le classiche venature rosate, e pietra di Viggiù per le cornici. La seconda cornice marcapiano reca una teoria continua di gigli stilizzati in rilievo. Il cornicione di coronamento è a grandi mensole, realizzato in tufo di Verona, una pietra calcarea molto docile al taglio. Magnifico risulta, dopo i più recenti restauri, il soffitto del portico nel quale le coppe di vetro di Murano dell’impianto di illuminazione si inseriscono senza forzatura nei rosoni di rame sbalzato.

Lunga nove metri e alta cinque, è di superba bellezza e irradia forza e solidità la cancellata esterna, cui fanno da pendant le inferriate. Di notevole ariosità ed eleganza, forgiata da fonderie milanesi in ferro vuoto e cesellato e in origine dipinta di colore verde con rosoni dorati, questa cancellata ha un peso di circa 12 quintali che, grazie ad appositi e perfetti ingranaggi, non influisce affatto sulla fluidità del movimento.

Interni

Slancio ascensionale e ricchezza di marmi e ornamenti: lo scalone d’onore del palazzo assicura un sontuoso accesso al piano nobile. Preceduto da una splendida inferriata in ghisa e ferro battuto, eseguita nel 1872, lo scalone è sormontato da un magnifico sfondato decorato in stucco. La balaustra in marmo bianco di Carrara è opera di Davide Venturi. I vasi in marmo che scandiscono il ritmo della prima rampa di scale sono firmati da Ferdinando Amadori. Si potrà notare, in corrispondenza dei primi gradini, a sinistra sulla balaustra, una piccola rana, simbolo della povertà e dunque semi-nascosta in un tempio del denaro e del benessere economico. La lapide bronzea che adorna il pianerottolo ricorda la fondazione della Scuola Superiore di Agraria, promossa dalla Cassa, nel 1902. Alla base della seconda rampa, sulla destra, un rilievo in bronzo a ricordo del centenario della fondazione. Le pareti sono ravvivate da lesene abbinate, riquadrature e rilievi in scagliola, opera di artisti locali, che plasmarono sei formelle allegoriche in rilievo sullo zoccolo delle lesene, raffiguranti le attività dell’uomo.

L’Anticamera del Consiglio
Il grande salone del piano nobile deve tutta la sua eleganza alla raffinata mano dell’architetto progettista Mengoni. Lesene ioniche con rosoni e alto zoccolo riquadrano i grandi archi di accesso alle sale sulla destra e gli ampi finestroni sul fronte opposto.
L’architetto si occupò personalmente della scelta dei due artistici lampadari in bronzo e dei portalampade alle pareti a riprova di una cura quasi maniacale per ogni singolo dettaglio.
Domina su una delle pareti lo scudo in marmo con l’emblema della Cassa. Sia i portali della Sala del Consiglio, che si affacciano nell’atrio, sia il soffitto decorato con ovali in rilievo, sia il pavimento, con un disegno che si ripete per tutta la lunghezza della galleria, sono opere di abbellimento realizzate nel 1937. Mute ma imponenti, uniche ospiti dell’Anticamera, due antiche casseforti.

Il Salotto Azzurro
Ambiente inconsueto, lontano dallo stile ora maestoso ora rigoroso dell’edificio, il Salotto Azzurro, così chiamato per la prevalenza del colore azzurro delle tappezzerie damascate che lo rivestono, ospita un ciclo pittorico settecentesco fra i più importanti della scuola temperistica bolognese, dedicato alle Delizie della villeggiatura. Le cinque tele di grande formato furono dipinte da Nicola Bertuzzi e Carlo Lodi fra il 1763 e il 1764; le cornici intagliate quasi a foggia di merletto ingentiliscono ulteriormente l’insieme capace di infondere grande eleganza al piccolo e raccolto ambiente. In linea di continuità le sovraporte che completano la serie, opera dello stesso Lodi e di Antonio Beccadelli.

La Sala del Consiglio, la Biblioteca e la Sala del Comitato
L’attuale fisionomia della Sala del Consiglio risale anch’essa agli interventi per il centenario della fondazione. Nel soffitto si possono notare gli emblemi dei capoluoghi di provincia dell’Emilia-Romagna. I portali, impreziositi all’interno da una cornice marmorea, sono sovrastati dall’antico logo della Cassa. Un alveare popolato di api è il simbolo dell’Istituto. Immagine classica di laboriosità e parsimonia ha assunto nel corso del tempo forme grafiche differenti, fino alla più recente rielaborazione che va quasi a stringere su un dettaglio: un’ape sui favi del miele.
Risale sempre al 1937 la realizzazione della sala riservata alla Biblioteca. Un severo motivo architettonico ne scandisce le scaffalature.
Sia nella Biblioteca sia nella Sala del Comitato il protagonista diventa il legno, uno dei materiali pregiati che insieme a marmo, stucchi, lampadari in bronzo o cristallo, contribuisce ad aumentare il pregio artistico dell’edificio. Le porte della Biblioteca sono finemente intagliate, di particolare eleganza i rivestimenti in legno della Sala del Comitato.
Entrambi gli ambienti presentano come ulteriore elemento ornamentale decorazioni in stucco su soffitti e portali.
I ritratti dei Presidenti della Cassa, che campeggiano nella Sala del Comitato, sono uno speciale tributo pittorico alla storia gloriosa della Cassa.

La Sala dei Cento
Ritornano i cento fondatori dell’Istituto per la sala destinata alle assemblee, detta appunto Sala dei Cento. Il completamento di questo ambiente impegnò tre anni di lavoro: le sorprendenti decorazioni a  trompe-l’oeil del soffitto e delle pareti furono eseguite dal pittore Luigi Samoggia (1811-1914), artista che rinverdì i fasti della scuola scenografica bolognese. Il logo della Cassa sovrasta il portale centrale e compone il motivo di decorazione dello schienale in cuoio delle sedie. La scelta degli arredi in noce scuro maculato fu affidata allo stesso Samoggia, che li commissionò “di perfetta qualità e stagionatura, a precisa regola d’arte, colla massima robustezza” all’intagliatore Carlo Fraboni.
Nel 1910 si decise di dedicare la sala assembleare ai primi tre Direttori: è per questa ragione che vi si ammirano i ritratti di Carlo Bevilacqua, Enrico Sassoli e Cesare Zucchini.
Due lapidi commemorative, sulla parete di entrata, ricordano i nomi dei primi azionisti nominati e dei cento soci fondatori.
Risale alla decorazione del 1881 la figura allegorica femminile che campeggia sul soffitto, recando il motto “Conservo ed aumento”: un omaggio doveroso al Regolamento dell’Istituto, dato alle stampe nel 1837, che sanciva l’impegno a scoraggiare qualunque azione speculativa e a custodire ed aumentare le piccole somme, favorendo il risparmio delle classi meno abbienti.

Pubblicazioni

Giancarlo Roversi, Il Palazzo della Cassa di Risparmio in Bologna (1877-1977), Bologna 1977

Franco Bergonzoni, Marmi e pietre nel palazzo di Residenza della Cassa di Risparmio in Bologna, Bologna 1990

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