Palazzo "delle colonne"

Palazzo "delle colonne"
Sede di Intesa Sanpaolo

La sede di Intesa Sanpaolo in via Verdi 8 a Milano

Il palazzo di via Verdi è l’ampliamento realizzato tra il 1937 ed il 1941 della sede centrale della allora Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde – la cosiddetta "Ca’ de Sass", costruita da Giuseppe Balzaretti tra il 1868 e il 1872 –, a quella data ormai inadeguata alle attività di un istituto in continua espansione e non più aggiornata ai rinnovati sistemi di costruzione legati alla sicurezza bancaria. Nel 1932 venne indetto dalla Cariplo un concorso ad inviti, il cui vincitore fu Giovanni Greppi, l'architetto che aveva da poco terminato la sede della Banca Popolare di Milano della attuale piazza Meda, cui venne affiancato il giovane ma promettente Giovanni Muzio. Al progetto definitivo si giunse solo nel 1937: il nuovo edificio veniva a completare l'isolato tra via Romagnosi e via Verdi, allacciandosi alla Ca' de Sass mediante un corpo interno intermedio. Circa 100.000 metri cubi furono destinati ai servizi ordinari aperti al pubblico, agli uffici di lavoro e di rappresentanza e alla custodia valori. Il blocco compatto di cinque livelli allineato a via Verdi, dominato in pianta dalla forma del vano circolare del vestibolo che funge da snodo e da cerniera con la parte di edificio retrostante, venne caratterizzato dalla presenza di un portico a colonne binate e da una texture dominata dal bugnato, pur declinato in senso moderno, omaggio alla Ca' de Sass; in arretramento rispetto al filo stradale per un minore impatto percettivo sul paesaggio urbano e sulla piazzetta San Giuseppe, si innalzò il corpo retrostante per un totale di otto piani sopra terra. Qui fu adottato il rivestimento in klinker di cui Muzio aveva apprezzato per primo le possibilità tecniche e funzionali, contribuendo alla sua diffusione nell'architettura del periodo. Con accorgimenti tecnici ed ingegneristici che salirono alla ribalta delle cronache per l'audacia innovativa e per la capacità di superare i problemi intrinseci del terreno, il caveau fu ricavato nel sottosuolo scavando un bacino del volume di circa 10.000 metri cubi. Al suo interno fu fatto inabissare uno speciale zatterone, un vero e proprio scafo in lamiera con alte sponde a perfetta tenuta d'acqua che, scendendo in profondità per più di 17 metri, accolse le strutture interne di completamento sino a costituire un vero e proprio edificio sotterraneo articolato in cinque piani. Il nuovo palazzo della Cariplo fu inaugurato il 5 maggio 1941. Di lì a breve il nuovo forziere sarebbe servito a rifugio antiaereo, ricoverando i tesori d'arte della città: protesse dai bombardamenti le opere del Duomo di Milano, della Pinacoteca Ambrosiana e della Pinacoteca di Brera.

Interni

Sotto la sapiente ed accorta regia dei progettisti, l’architettura dell'edificio è informata ai principi di una monumentale rivalutazione in senso modernista del linguaggio classico; l’architettura colloquia e si integra con le arti sorelle e molte sono le opere di artisti di alto profilo che ne arricchiscono la struttura, diventandone parte integrante.
Giacomo Manzoni, Manzù, viene chiamato a caratterizzare le lesene del sottoportico che si svolge su via Verdi, con sculture in porfido che rappresentano gli stemmi delle varie città delle principali sedi della Cassa, contornati da festoni di vario tipo; al di sopra degli ingressi che dall’atrio portano al vestibolo in piano terreno, sue sono le grandi sculture in granito di Sardegna, simboleggianti la virtù del Risparmio e la fonte di ricchezza dovuta alla coltivazione della terra, oltre al grande orologio in rame sbalzato e dorato con i segni dello zodiaco e decorazioni varie, oggi ripristinato nel salone del pubblico.
Ma certamente lo spazio in cui la poetica di integrazione tra le arti trova la sua massima espressione è quello della grande sala circolare del quarto piano dell’edificio. Qui la copertura dello spazio centrale, nobilitato dalla scelta architettonica fortemente simbolica della cupola, è interamente rivestita - a memoria delle soluzioni classiche dell’antica architettura romana - dal mosaico ideato nel 1940 dal pittore Achille Funi (Ferrara, 1890 – Appiano Gentile (Como), 1972) ed eseguito dal mosaicista ravennate Giuseppe Salietti.
Si tratta di un grande tondo suddiviso in quattro parti da altrettante colonne tortili in cui è rappresentata l’Età dell’Oro, richiamata anche dal fondo dorato della composizione. In quest’epoca ideale e mitica, la civiltà urbana (i Costruttori) e la civiltà contadina si sviluppano armoniosamente, vegliate dai Dioscuri, da Minerva e dalla Gloria, con figure di chiara reminiscenza classica: per l’immagine dei Dioscuri, Funi riprende la tipologia dei Castore e Polluce di piazza del Quirinale a Roma, mentre per la figura di Minerva si ispira sempre alla statuaria classica anche se non direttamente all’iconografia più conosciuta della dea, con l’egida e i serpenti; la testa anguicrinita della Medusa compare sullo scudo solo nella versione finale del mosaico.

Pubblicazioni

Ornella  Selvafolta,  La Cariplo di via Verdi: "un forziere sotterraneo" in "Ca' de Sass", n. 130, 1995

G.  Ernesti,  Giovanni  Muzio  e la Milano del Novecento, in "Ca' de Sass", giugno 1995, n. 130

Il  Nuovo  Palazzo  di  via  Verdi in Milano, in " Cassa di Risparmio delle Provincie   Lombarde.  Bollettino  d'Informazioni",  Anno  XIII,  n.  2,  I Quadrimestre 1941 - XIX

Una fortezza sotterranea nel cuore di Milano, in " Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde. Bollettino d'informazioni", X, n. 1, 1938

I  lavori  del  nuovo  edificio  della  Cassa  di  Risparmio,  in "Cassa di Risparmio  delle  Provincie Lombarde. Bollettino d'informazioni", IX, n. 1, 1937

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Via Verdi 8, Milano

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