Palazzo Anguissola Antona Traversi

Palazzo Anguissola Antona Traversi
Sede museale di Intesa Sanpaolo

Via Alessandro Manzoni, 10 - Milano

Da Novembre 2011 il palazzo è sede delle Gallerie d'Italia - Piazza Scala, dove sono ospitate circa duecento opere dell'Ottocento di proprietà di Intesa Sanpaolo e di Fondazione Cariplo.

Le vicende di Palazzo Anguissola Antona Traversi si inseriscono nella realtà milanese degli anni settanta del Settecento: epoca di grandi trasformazioni politiche dovute ad una rinnovata attenzione del governo imperiale di Vienna ai territori della Lombardia Austriaca e alle riforme volute da Maria Teresa e da Giuseppe II. E’ in questo momento che una serie di imponenti interventi urbanistici e architettonici – come la ricostruzione del Palazzo di Corte, il Teatro grande alla Scala ed il completamento del Palazzo di Brera, sotto la grande regia di Giuseppe Piermarini - mirano a promuovere Milano dal rango di “città di provincia” a quello di piccola “capitale”.
In questo clima, i nobili milanesi più vicini alla corte arciducale fanno a gara per rimodernare le proprie residenze e contribuiscono così a rinnovare una cultura architettonica che, ancora alla metà del Settecento, presentava un volto provinciale, diffondendo una nuova stagione del gusto che respinge la “irregolarità” e il “capriccio” dell’eredità barocca e muove invece da quelle idee ispirate all’antico che oggi indichiamo come neoclassiche, secondo le più aggiornate tendenze culturali dominanti in Europa.
Il conte Antonio Carlo Anguissola, erede di una casata non tra le più illustri del patriziato milanese ma ben stabilita da due secoli nella città, nell’imminenza del suo matrimonio con Bianca Busca Arconati Visconti, affida l’incarico della ristrutturazione della residenza di famiglia a Carlo Felice Soave da Lugano. Il giovane architetto aveva fatto proprie le più aggiornate istanze di quel classicismo ispirato ai modelli greci e romani che costituiva il più moderno verbo culturale ed estetico dell’epoca, formatosi sulla direttrice ideale tra Parigi e Roma, e diffuso in Italia anche attraverso il contributo della piccola ma vivace Accademia di Parma, in quegli anni centro di irradiazione a sud delle Alpi dell’influenza francese.

L’intervento del Soave, datato tra 1775 e 1778, trasforma la dimora degli Anguissola - una tradizionale casa nobile milanese appartenuta nel Cinquecento a Girolamo Morone – in uno dei più eleganti palazzi nobiliari della città, apprezzato soprattutto per la finezza e la novità dei suoi appartamenti e delle decorazioni che li ornano.
Le strutture della vecchia casa preesistente sono, in buona parte, accortamente mantenute, con la probabile sopraelevazione di un piano; ma viene del tutto ripensata la partizione degli spazi interni, disponendo a ognuno dei tre piani un appartamento a due file parallele di stanze all’incirca di eguali proporzioni. Le stanze ricavate sono così più grandi e numerose di quelle della vecchia casa, e organizzate non più secondo gli schemi distributivi tradizionali dei palazzi milanesi - che avevano sequenze indifferenziate di stanze con tutte le porte allineate -, ma secondo studiati incastri di ambienti di varie funzioni e dimensioni, influenzati dalla trattatistica francese dell’epoca, anche se è rispettata l’infilata principale delle stanze sul lato del giardino.
Quella verso il giardino diventa ora la facciata principale del palazzo, ripensata secondo un ricco disegno, cui è dato maggiore respiro grazie alla demolizione dei fabbricati che restringevano lo spazio più interno del lotto.
Nel 1817 il palazzo viene venduto a un facoltoso borghese, l’avvocato Giovanni Battista Traversi, figura di spicco della società milanese del primo Ottocento, che nel 1829 incarica Luigi Canonica, il più noto architetto dell’epoca, di progettare il corpo del palazzo sulla corsia del Giardino, l’attuale via Manzoni. Il Canonica compone una facciata dove, su un basamento in granito, si eleva un ordine gigante di lesene corinzie di impianto palladiano che abbraccia i due piani superiori, concluso da un cornicione con un ornatissimo fregio a rilievi; disegna quindi un cortile quadrato ad angoli smussati a modo di ottagono, con grandi colonne doriche di granito senza base, secondo la moda del tempo, e realizza il grande scalone d’onore.

Il palazzo è in seguito divenuto sede dell’Archivio Storico Intesa Sanpaolo.

Da Novembre 2011 il palazzo ospita le Gallerie d'Italia - Piazza Scala, dove sono ospitate circa duecento opere dell'Ottocento di proprietà di Intesa Sanpaolo e di Fondazione Cariplo.

Interni

L’arte dello stucco e l’ebanisteria dominano all’interno dell’edificio, dove la pittura conquista spazi minori della superficie decorata. Ogni stanza presenta schemi decorativi indipendenti, con un determinato gusto per la varietà dell’ornato e con una estenuata ricerca di effetti cromatici – tra dorature e finiture a lacca, finti marmi e scagliole, finti bronzi, e campiture colorate sulle quali risalta il bianco dello stucco, variato in tonalità crema e ghiaccio.
L’ampia scelta di temi decorativi venne forse garantita dall’operato di maestranze diverse coordinate dall’architetto Soave, anche se è da ricordare che parte delle decorazioni che ancora oggi sono conservate nelle numerose sale dei due piani sono frutto di interventi e integrazioni studiate dall’équipe diretta da Luigi Canonica, alla fine del terzo decennio dell’Ottocento.
Nel loro complesso gli ambienti conservano la struttura decorativa dei cicli originari, valorizzati all’interno degli originari spazi architettonici dai recenti restauri.
Al piano terra, senz’altro riconducibile alla fase dei lavori diretti dal Soave, la cosiddetta Sala a forma di Tempio conserva ancora oggi l’impianto originario, il cui perimetro è scandito da lesene ioniche alternate a specchiature dipinte a monocromo – sorta di fregio a regolari scomparti – con episodi mitologici e scene di storia antica; fra i capitelli, raccordati da festoni dorati, sono collocati piccoli medaglioni con i ritratti di imperatori romani ai quali sono accostati, in posizione preminente al centro dei lati lunghi dell’ambiente, le effigi del duca Gian Galeazzo Visconti e della sorella Beatrice Visconti, sposatasi, verso la fine del Trecento, con Giovanni Anguissola. L’emblematica celebrazione delle virtù del committente, tra genealogie illustri e eredità ideali delle virtù della Roma antica, trova ulteriore espressione nelle decorazioni della volta, che vede alternarsi effetti di mosaico con tessere dorate a riquadri con rosoni intagliati; al centro vi è dipinta un’Allegoria della fortuna mentre negli angoli vegliano divinità benefiche: Cibele, Giunone, Minerva e Venere.

Allo stesso momento sono ascrivibili anche la Sala dei Cammei e quella seguente, attribuite pur cautamente a Giocondo Albertolli o a qualcuno della sua cerchia. Sul soffitto della prima quattro cammei su fondo purpureo risaltano tra i rilievi di cornici intagliate e dorate e i leggeri stucchi con girali vegetali e sfingi. Nella Sala dei Grifoni una serie di medaglioni mistilinei con bianchissimi stucchi splendenti per la lucentezza del fondo dorato e delicate grottesche domina la volta. Nella parte superiore della parete, il lungo fregio con amorini che danzano, molto ammalorato, derivato da invenzioni della bottega di Raffaello (Polidoro o Giulio Romano), è verosimilmente un intervento più tardo, già ottocentesco.
Di controversa datazione (proposta attorno al 1790), la Sala degli Animali fu decorata dai fratelli Raineri con una serie suggestiva di animali vivi dipinti a vivaci colori contro un fondo dorato e immaginati, entro gli stucchi del soffitto e nei riquadri delle porte, in alternanza con ornati classicisti a monocromo.
Per la Sala Pompeiana è stato avanzato con decisione il nome di Agostino Gerli, pittore ad encausto e intagliatore, uno dei protagonisti degli interni neoclassici a Milano: gli affreschi ricordano da vicino le decorazioni ispirate dagli scavi di Ercolano e Pompei diffusesi in Europa tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
Il piano nobile è raggiungibile con lo Scalone d’onore, ritmato da lesene corinzie ed archi che incorniciano nicchie con statue e con decorazioni a finto marmo, risalente all’intervento del Canonica. Insieme ai due atri semicircolari, esso funge da ideale cerniera tra la parte del palazzo progettata dal Soave e quella ottocentesca che si affaccia su via Manzoni.
Superato l’Atrio, di pianta semicircolare con la parete scandita da semicolonne ioniche e caratterizzato da leggeri ornati in stucco bianco nella volta e motivi geometrici nel pavimento, si giunge nella sala con soffitto a lacunari il cui repertorio decorativo con rosoni in stucco dipinto è probabilmente quello degli artigiani lombardi di primo Ottocento, formatisi sui modelli di Giocondo Albertolli.

Affacciata sul giardino insieme alla sala seguente con cui è concepita in ideale connessione, la Sala dei Vasi, così chiamata dai monumentali vasi con girali vegetali dalle volute arabescate nella volta, richiama le fantasie della scuola dell’architetto e ornatista francese Ennemond Alexandre Petitot (1727-1801), attivo a lungo a Parma a partire dalla metà del Settecento.
Sul soffitto della Sala di Ulisse domina l’affresco con Eolo dona l’otre dei venti ad Ulisse, precisa citazione di un celebre affresco di Pellegrino Tibaldi in Palazzo Poggi a Bologna, una seconda è nella Sala di Prometeo una volta a padiglione segnata da un medaglione centrale affrescato raffigurante Prometeo che ruba il fuoco con l’aiuto di Minerva. Qui, il ricordo della scuola di Giocondo Albertolli è ancora evidente in alcune soluzioni adottate in questa sala con e da comparti a girali vegetali intagliati e dorati, raccordati da ricche cornici e motivi decorativi a meandri. L’intaglio è ancora protagonista degli ornati delle finestre e delle porte, tra candelabre, ritratti entro clipeo a finto bronzo e sovrapporte con figure mitologiche. Nella Sala dei dipinti, dove pareti e volta sono contornati da motivi a stucco con “cartocci” rococò, sono conservate otto tele settecentesche con scene di martirio, un soggetto letterario, Angelica liberata da Ruggero, e una serie di temi mitologici: Corteo di Bacco e Arianna, Atalanta e Ippomene e quattro scene di ratti – Giove e Europa, Nesso e Deianira, Plutone e Proserpina, il Tempo e la Giovinezza.

Alessandro Morandotti, Giuseppe Stolfi, Palazzo Anguissola Antona Traversi, Vicenza 2002

AA.VV., L'Archivio Storico della Banca Commerciale Italiana, Torino 1990

Via Alessandro Manzoni, 10
Milano