Woody Allen e Mia Farrow in Zelig

Woody Allen e Mia Farrow in Zelig

Woody Allen e Mia Farrow in una scena del film Zelig, premiato dalla Banca Cattolica del Veneto per il contenuto etico, 1983

In occasione della Mostra del Cinema di Venezia del 1980, il critico e regista Ernesto G. Laura rilevava, in un articolo sull’house-organ della Banca Cattolica del Veneto (BCV), come ormai fosse evidente una crisi generale del cinema e in particolare di quello italiano, dove sempre più spesso si assisteva a pellicole colte e raffinate “ma senza ispirazione, senza vero talento” e quindi ripetitive e inerti. Per trovare qualche esempio di buon cinema, seppur ancora immaturo nello stile, bisognava infatti guardare tra i film fuori concorso.

E proprio per incentivare le future promesse del cinema, affinché al primo film ne potessero seguire degli altri, la BCV istituì nel 1980 un premio - un oggetto dell’argenteria veneta realizzato su disegno dello scultore Carlo Scarpa - destinato alla migliore tra queste pellicole. Lo scopo era quello di concentrare i riflettori su film di autori nuovi che, in una mostra così fitta di proiezioni e tesa a rafforzare con i leoni la probabilità di successo di film già destinati al trionfo, avrebbero rischiato di passare inosservati.
Il premio venne assegnato da un’apposita giuria internazionale “all’opera di un autore ai primi passi nel lungometraggio e che si distingueva per originalità di concezione, per qualità di realizzazione e per attualità del tema, legato ai grandi motivi ideali, storici, spirituali e civili dell’uomo contemporaneo”.

Nel 1983 accadde però un fatto eccezionale: oltre alla segnalazione BCV per un film di secondo piano (Careful, He might hear you del regista Carlo Shultz), un altro film presentato fuori concorso ma nella sezione “Venezia XL” (riservata ai maestri del cinema) entusiasmò la giuria del premio Banca Cattolica del Veneto, presieduta da Ernesto G. Laura.
Si trattava di Zelig di Woody Allen a cui la BCV decise di conferire uno speciale “premio per il contenuto etico”, consistente in un’opera di Carlo Scarpa in oro e argento.
Attraverso il protagonista Leonard Zelig, un personaggio di fantasia che come un camaleonte si adatta fisicamente e psicologicamente al contesto in cui si trova, Allen manda un chiaro avvertimento: la salvezza dell’umanità è possibile solo se ci si ama come fratelli, riconoscendo in ognuno uno specifico e autentico valore, a prescindere dalla razza e dal credo. Un messaggio forte, sempre valido, espresso attraverso una storia e una regia eccezionale, che la BCV non poteva che premiare.

A corredo della notizia troviamo una foto che ora fa parte del nostro archivio e che qui vi presentiamo: Woody Allen e Mia Farrow sul set del film.
La fotografia concessa alla BCV per la pubblicazione è stata in realtà estrapolata dal girato, per questo è poco dettagliata.
A sinistra Leonard Zelig (Woody Allen), con sguardo rivolto verso il basso e il capo girato quasi di profilo; a destra Eudora Fletcher (Mia Farrow) la psichiatra che, mentre cerca di scoprire le radici della strana malattia per cui Zelig è ricoverato, se ne innamora. Lei guarda in macchina, mentre tiene la mano di lui.
A sinistra e a destra della coppia si vedono due pezzetti di scotch rosso, espediente utilizzato in questo caso dai redattori dell’house-organ per segnalare il taglio da dare all’immagine nell’impaginazione dell’articolo.

 

(Fonte: Archivio storico di Intesa Sanpaolo, Patrimonio archivistico BCV)

Woody Allen e Mia Farrow in una scena del film Zelig, premiato dalla Banca Cattolica del Veneto per il contenuto etico, 1983