Le ceramiche attiche e magnogreche

Le ceramiche attiche e magnogreche

La collezione archeologica di Intesa Sanpaolo è costituita per la quasi totalità da ceramica attica e magnogreca proveniente dal territorio di Ruvo di Puglia. I reperti, prodotti da grandi artisti che operavano nelle botteghe ceramiche d’Atene e dell’Italia meridionale nel V-III secolo a.C., furono acquistati dall’aristocrazia ruvese del tempo come bene di prestigio destinato a far parte del ricco corredo che accompagnava il defunto nella sepoltura. Tali esemplari rappresentano una preziosa testimonianza dell’alto livello raggiunto dall’artigianato greco e magnogreco, che attraverso oggetti, forme e immagini comunicava i valori e i contenuti della società in cui si trovava a operare. I manufatti in collezione rappresentano splendidamente la straordinaria raffinatezza non solo figurativa ma anche culturale di una ricca società indigena, che si identificava con il mondo della grecità e che ne acquisiva i prodotti più ricchi e costosi sia dalle officine ceramiche della madrepatria sia da quelle che si erano sviluppate nella costa jonica.

La collezione, costituita da 522 reperti tutti provenienti da un unico sepolcreto, ha quindi un prezioso valore storico-archeologico - oltre un terzo dei vasi della raccolta è inserito nel Corpus Vasorum Antiquorum, catalogo degli esemplari ceramici conservati nelle più importanti collezioni internazionali - ed è inoltre un fondamentale documento del collezionismo d’antichità, importante fenomeno culturale che si diffuse in tutta Europa tra il Settecento e l’Ottocento. La raccolta nacque infatti per iniziativa dall’arcidiacono Giuseppe Caputi che a Ruvo, contemporaneamente ad altri appassionati collezionisti del luogo, intorno al 1830 iniziò a raccogliere alcuni tra i bei vasi figurati che erano venuti alla luce dagli scavi condotti nei fondi di proprietà in località Arena; il suo operato fu continuato dal nipote Francesco Caputi. Nel 1920 la collezione Caputi fu ceduta dagli eredi al marchese Orazio de Luca Resta, imparentato con la famiglia Caputi, e fu trasferita a Roma. Negli anni Cinquanta del Novecento l’intera collezione fu acquistata dall’ingegner Giuseppe Torno, che la conservò a Milano e le diede una dignitosa collocazione museale dandole il titolo, dall’hydria (kalpis) attica con ceramisti al lavoro, di Collezione H.A. L’intera raccolta storica, insieme ad altri dei vasi antichi acquistati da Torno, è entrata a far parte del patrimonio artistico di Banca Intesa, ora Intesa Sanpaolo, alla fine degli anni Novanta.

La raccolta è stata sottoposta a un lungo e impegnativo restauro filologico (dal 2001 al 2003). Il restauro ha consentito di recuperare lo splendore delle decorazioni pittoriche che, dato l’insieme dei significati che vi si condensano, tracciano una sorta di racconto per immagini, un viaggio guidato alla scoperta del mondo greco e magnogreco tra V e III secolo a.C. Il progetto di tutela, conservazione e valorizzazione della collezione è stato supportato da un intenso lavoro di approfondimento scientifico, sia sul piano iconografico sia su quello storico-artistico, concretizzatosi nella pubblicazione del relativo catalogo ragionato, in tre volumi, edito da Electa nel 2006. Curato da Gemma Sena Chiesa e Fabrizio Slavazzi, il catalogo è frutto di un positivo rapporto di collaborazione fra l’istituto e l’Università di Milano, e si pone come punto di riferimento non solo per la conoscenza della collezione Intesa Sanpaolo, ma per l’intero settore di studi sull’arte e la civiltà dei Greci d’Italia.

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