Dal Cinquecento al Settecento

Dal Cinquecento al Settecento

La raccolta di pittura e scultura dal XVI al XVIII secolo, che comprende quasi cinquecento opere di alto valore artistico, consente di ricostruire, insieme alla più ampie raccolte di ambito ottocentesco, la ricca trama della cultura figurativa italiana grazie all’attività condotta nei singoli ambiti territoriali dalle diverse banche poi confluite nel Gruppo Intesa Sanpaolo e, nello stesso tempo, un’altrettanto interessante storia del gusto e del collezionismo.

Indubbio capolavoro, forse l’opera più giustamente celebre dell’intera collezione, è il Martirio di Sant’Orsola dipinto da Caravaggio nel 1610, poche settimane prima della sua morte. Si tratta di un’opera dalla tormentata vicenda, forse il dipinto meglio documentato dell’artista, fondamentale per comprendere la sua ultima fase stilistica e gli esiti definitivi del suo secondo soggiorno napoletano. La tela è stata sottoposta tra il 2003 e il 2004 a un impegnativo intervento di restauro che ha restituito il dipinto alla sua originaria integrità. Per consentire una diffusa conoscenza dei risultati del restauro l’opera è stata presentata, in un programma espositivo itinerante, a Roma (Galleria Borghese), a Milano (Pinacoteca Ambrosiana) e a Vicenza (Gallerie di Palazzo Leoni Montanari), dove oltre 150.000 persone hanno potuto ammirarla. Il dipinto ha poi trovato definitiva collocazione nelle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale della banca a Napoli.

Se poche, ma significative, appaiono le opere del XVI secolo (Francesco Francia, Andrea del Brescianino, Evangelista Dossi, Andrea Sabatini, accanto a una fitta schiera di opere di autore ignoto o genericamente “di ambito” e “scuola”, per le quali nuovi eventuali approfondimenti potrebbero riservare insperate acquisizioni critiche), il gruppo di opere sei-settecentesche risulta di altissimo livello, comprendendo dipinti di Pietro da Cortona, Simone Cantarini, Luca Giordano, Mattia Preti, Salvator Rosa, Bernardo Cavallino, Carlo Maratta, Francesco Solimena, Gaspare Traversi, Francesco Zuccarelli, solo per citare alcuni nomi, o ancora, accanto a una ulteriore, fitta schiera di “anonimi”, esemplari di Jusepe de Ribera e Artemisia Gentileschi (attribuzioni, queste ultime, di recente confermate o riproposte dagli studi).

Molto ben rappresentata è la pittura “di genere”, grazie soprattutto a scelte collezionistiche dettate nel tempo da esigenze di “arredo” e decoro: ritratti, nature morte e paesaggi, questi ultimi dalla variante della veduta urbana a quella del capriccio architettonico con figure, annoverano capolavori celebri di Tommaso Salini, Paolo Porpora, Giuseppe Recco, Giovan Battista Ruoppolo, Gaspar van Wittel, Antonio Joli, Giovanni Paolo Panini, Leonardo Coccorante.

Un accenno a parte meritano i dipinti dell’Oratorio della Compagnia di San Paolo a Torino, la Cappella del Monte di Pietà a Napoli e il presepe settecentesco della raccolta Banco di Napoli.

La serie di dipinti pervenutaci del ciclo del distrutto Oratorio della Compagnia di San Paolo, per la gran parte opera di Giovanni Bartolomeo Caravoglia, “principe” dell’Accademia dei pittori di Torino, costituisce uno dei più cospicui e omogenei gruppi di dipinti secenteschi torinesi, nonché uno dei più importanti e significativi cicli pittorici italiani dedicati alla vita di san Paolo apostolo, a cui i confratelli della Compagnia si conformavano nel loro ardente desiderio di carità.

 

La Cappella del Monte di Pietà in Napoli rappresenta, con i suoi cicli decorativi, i dipinti e le sculture, uno dei più significativi monumenti dell’architettura e delle arti figurative del Cinquecento, nonché testimonia il momento iniziale dello stretto collegamento esistente storicamente tra l’istituzione bancaria e la città.

L’imponente presepe settecentesco infine, composto da oltre 200 pezzi, magnifica testimonianza dell’artigianato artistico locale, al momento esposto presso il Palazzo Reale di Napoli, vede per la sua ricchezza e varietà qualche valido termine di confronto solo in pochissimi esemplari presenti in città.

Un nucleo importante, infine, raccolta nella raccolta, è il corpus di opere del Settecento veneto, che fa riferimento alla tradizione trasmessa dalla Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano Veneto, poi confluito nel Gruppo. Appartengono a questo nucleo un centinaio di opere e la selezione maggiore è esposta in forma permanente al piano nobile delle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza. I dipinti più conosciuti sono quelli che costituiscono il cosiddetto “gruppo Longhi”, un insieme di 14 tele riunite a metà Ottocento da Giuseppe Salom in Palazzo Corner Spinelli a Venezia e acquisite all’asta dalla Banca Cattolica del Veneto nel 1981.

Il corpus di opere, la cui paternità deve essere equamente divisa tra il pennello di Pietro Falca detto Longhi (1702-1785) e quello della sua bottega e scuola, presenta una forte unità tematica. Si tratta infatti di un vero e proprio réportage sulla vita della società veneziana, colta negli svaghi domestici, alla bottega del caffè o durante le passeggiate sotto i portici di Palazzo Ducale. Esposto nelle sale del piano nobile di Palazzo Leoni Montanari, è il più importante ciclo di dipinti dell’artista dopo quelli dei musei veneziani di Ca’ Rezzonico e Querini Stampalia.

Accanto al “gruppo Longhi”, l’ultima splendida stagione della grande pittura veneta è rappresentata da alcuni dei suoi generi maggiormente caratteristici: le vedute urbane e i “capricci” del caposcuola Canaletto e di alcuni dei più illustri rappresentanti del genere, come Michele Marieschi, Francesco Albotto, Luca Carlevarijs, Francesco Guardi, Marco Ricci.

Alla catalogazione scientifica della raccolta hanno partecipato numerosi studiosi, specialisti di diversi ambiti ed epoche.

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