Lo scavo ciclopico per la sede della Cariplo

Lo scavo ciclopico per la sede della Cariplo

Lavoratori nello scafo durante la costruzione della sede di via Verdi a Milano,

Questa non è una delle solite fotografie di reportage sulla costruzione di un edificio.
Non solo per la meravigliosa composizione che il fotografo è riuscito a cogliere, ma anche per la storia che si cela dietro ad essa, quella dello “scavo ciclopico”, secondo la definizione che i giornali dell’epoca diedero al cantiere dell’edificio posto all’angolo fra via Verdi e via Monte di Pietà.
La sede della Cariplo fu una vera sfida per gli architetti Giovanni Muzio e Giovanni Greppi, in questo supportati dal celebre ingegnere Arturo Danusso. Infatti, per non compromettere la stabilità degli edifici circostanti, dovettero essere adottati metodi di costruzione assolutamente non convenzionali.
Per costruire nel ventre di Milano i cinque piani sotterranei del caveau, mentre la sottostante falda acquifera emergeva dal sottosuolo, gli architetti si inventarono uno scafo metallico vuoto e galleggiante in cui costruire, ben isolati dall’acqua, i sotterranei: all’aumento del peso delle strutture realizzate all’interno, lo scafo si inabissò nell’enorme cratere creato dalla scavo, fino a toccare il suolo a circa venti metri di profondità.
Fin dal giugno 1940, a seguito dell’entrata in guerra dell’Italia, nonostante mancasse ancora quasi un anno all’ultimazione del palazzo, il caveau appena ultimato sarebbe stato considerato il rifugio antiaereo più sicuro di Milano e, come tale, il ricovero idoneo per alcune delle opere d’arte più preziose dei musei milanesi.

In questa immagine ci troviamo all’interno dello scafo metallico, tra le strutture dei sotterranei in costruzione, insieme ad alcune delle maestranze.
Il nostro abile fotografo è sceso da loro con la sua pesante attrezzatura, il banco ottico (una macchina fotografica adatta per le foto di architettura) e i negativi su lastra di vetro. A questo punto si è messo a guardare verso l’alto, per scorgere l’essenza e la complessità della struttura.
La luce che filtra dall’alto disegna con un gioco chiaroscurale le strutture metalliche dei sotterranei, mentre l’obliquità dei suoi raggi conferisce dinamicità all’ortogonalità della struttura.
Qua e là, nell’oscurità, scorgiamo alcuni lavoratori disposti su tre piani diversi, che ci aiutano a comprendere spazio e dimensioni dello scafo: in primo piano due uomini chinati e noncuranti dello scatto; oltre la scala, altri operai momentaneamente immobili con lo sguardo rivolto verso l’obiettivo, ai quali fanno eco i due uomini che si affacciano da qualche metro più in alto; per finire, sullo sfondo, in posizione soprelevata rispetto al piano del fotografo, si scorge la figura sfuocata di un uomo che pare intento a lavorare.

Questa fotografia, che rievoca lo stile di molte immagini di oltre Oceano, è solo una delle oltre settecento fotografie di cantiere che ci permettono di osservare passo dopo passo la realizzazione di uno dei più interessanti palazzi bancari realizzati a Milano tra le due guerre.

Per maggiori approfondimenti è possibile consultare il catalogo nella sezione fotografica, pubblicata nella banca dati online dell'Archivio storico, e la pubblicazione di Serena Berno e Barbara Costa, Uno scavo ciclopico. Il nuovo palazzo della Cariplo nel cuore di Milano, Milano, Hoepli, 2012.